Schermo, schermo delle mie trame...
Si salvi chi può!
Il 2005 ci ha
soffiato sul collo uno tsunami di immagini. Pezzi di immagini e
immagini fatte a pezzi. Nel mare magnum del tempo perduto
galleggiano un olio su tela (Théodore Géricault, La Zattera della
Medusa, Louvre, cinque metri per sette) e una riproduzione in mille
pixel (L’isola dei famosi, Raidue, maxischermo cinque metri per
sette).
Scompigliati come fogli di un calendario illustrato…
Giugno 1816. La nave francese Medusa naufraga al largo dell’Africa occidentale. Una zattera con un pugno di dispersi va alla deriva in un crescendo di orrore e disperazione. I naufraghi avvistano una nave all’orizzonte, si sbracciano, cercano di farsi notare. Invano. I corpi si avviluppano tra loro, sono un vortice tumultuoso senza un centro, senza orientamento.
Ottobre 2005. Mentre aspettano di raggiungere la spiaggia di Samanà, i naufraghi ingannano il tempo davanti alla telecamera: in posa di tre quarti Lory Del Santo, in odore di anoressia la fatina Maria Giovanna, Arianna David in difesa delle sue protesi e Daniele in pausa di riflessione sui suoi bicipiti, Enzo Paolo Turchi ammicca al tuca-tuca.
Giugno 1816. Sulla Medusa, dopo l'ammutinamento, la catastrofe viene annunciata da un episodio di cannibalismo.
Novembre 2005. Sull'isola di Samanà, dopo la defezione di Albano e l'arrivo dei coniugi Primicerio, i naufraghi si mangiano tra di loro.
Maggio 1819. Esposta al Salon parigino, la Zattera di Géricault suscita forti emozioni e molte polemiche. Nella Zattera della Medusa i contemporanei vedono una metafora della crisi francese dopo il crollo napoleonico. Lo storico Jules Michelet commenta: “Géricault dipinge la sua zattera e il naufragio della Francia. Su quella zattera egli imbarca la Francia intera, tutta la nostra società”. E la cronaca contemporanea diventa storia.
Dicembre 2005. All'Idroscalo di Milano, la zattera con i tre sopravvissuti di Samanà è alla deriva. Per scaldarsi, i naufraghi intonano l'Inno di Mameli. E' la metafora della vittoria ormai vicina. I giornali riportano l'esegesi di Lory del Santo: “Il tempo invecchia le cose mediocri, le altre le arricchisce”. E la televisione diventa cronaca della nazione.
