Pasolini e noi.
Relazioni tra arte e cinema
Istituto Nazionale per la Grafica, via della Stamperia 6, Roma.
Fino al 12 febbraio.
Era reale o no la morte in
Salò o le 120 giornate di Sodoma?
Adam Chodzko aveva visto il film di Pasolini quando era un ragazzino
di quindici anni e lo aveva trovato terrificante. Gli tornava in
mente come un incubo.
Continuava a chiedersi: sono stati veramente
uccisi quei sedici adolescenti che nel film vengono torturati
orribilmente?
Che fine hanno fatto i loro volti, i loro corpi? E nel
1997 - ventidue anni dopo - ancora preoccupato per la loro sorte,
Adam si mette a cercarli. Ora è un artista, e nelle sue opere
combina video, fotografie, installazioni. A Roma recupera le foto
dei ragazzi e le trasforma in manifesti. Tappezza la città con le
loro facce, fa appelli alla radio, annunci sui giornali: “Cerco i
ragazzi che sono apparsi nel film Salò di Pier Paolo Pasolini.
Insieme realizzeremo qualcosa di nuovo”.
Il caso (ma è veramente un caso?) vuole che gli risponda solo una dei sedici ex adolescenti, l’unica che nella finzione cinematografica è sopravvissuta all’eccidio. Degli altri, nessuna notizia.
Chodzko allora, con un nuovo annuncio alla Chi l’ha visto?, si mette alla ricerca dei sosia dei ragazzi scomparsi. Che rispondono in massa. Ora l’artista può realizzare la sua opera: una tranquilla riunione come si trattasse di ex compagni di scuola, in un giardino all’aperto, con un banale striscione giallo e la scritta a caratteri cubitali: “Salò Reunion”.
In camicia bianca, sorridenti, con la fotografia del loro
“originale” in mano, i sosia si mettono in posa. Sullo schermo, i
click della polaroid di Chodzko si alternano ai campi lunghi di Salò,
l’accumulazione tragica dei corpi e le sevizie brutali
contrastano con la svagatezza della festicciola e con i rituali
espositivi dell’anniversario.
Incubi in flashback, resurrezioni a sorpresa. Come nella fiction. Anzi, sul confine tra fiction e realtà.
(20 gennaio 2006)
