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locandina mostra

MADRE, Museo d’Arte Contemporanea Donna REgina

via Settembrini 79, Napoli

www.museomadre.it

Fino al 4 settembre al Madre è aperta una grande retrospettiva del pittore Jannis Kounellis, uno dei rappresentanti più celebri dell’arte povera.

chiostro

La rassegna attraversa tutto il terzo piano destinato alle mostre temporanee; mentre al primo piano ogni sala ospita un’opera permanente d’arte contemporanea (Clemente, Lewitt, Long, Bianchi, Koons, Paladino, Serra, Horn e altri) entrata nella storia della città con precedenti esposizioni temporanee (quelle di Piazza Plebiscito, ad esempio); e al secondo piano si snoda una raccolta permanente di circa 100 opere dagli anni ’50 ad oggi (tra i tanti: Fontana, Pistoletto, Rauschenberg, Lichtenstein, Schifano, Warhol, Kapoor, de Dominicis, Struth).

E’ un Museo unico e la sua unicità non è data solo dalle opere, che sprizzano da tutti i pori la tempesta dei linguaggi visivi del secondo Novecento, né dal bel restauro dell’antico palazzo Donnaregina trasformato dall’architetto portoghese Alvaro Siza  in un funzionale spazio moderno. E’ unico per le emozioni che arrivano dall’esterno, che lo avvolgono, che lo contaminano.

Finestre Povere

 

 

Attraversare il Madre è un’esperienza da Gran Canyon se il nostro sguardo accetta il continuum tra dentro e fuori, alternando il racconto dell’arte al romanzo dei palazzi abbandonati di fronte, così vicini così lontani.

Finestre Murate

 

 

Ad ogni opera dentro corrisponde una finestra murata fuori, ad ogni putrella di Kounellis dentro un ferro che spappola un muro di tufo fuori, ad ogni sacco di juta, sasso, catrame, carbone dentro un filo elettrico, un’antenna arrugginita, un’erbaccia cresciuta tra le fessure fuori.

Rovine, macerie: associazioni, commistioni, aderenze.

Vicolo

 

 

A lato di una fotografia di Mapplethorpe c’è l’arco ottocentesco che apre sul vicolo sottostante. Parlo con una hostess di questi scorci che circondano il Museo. Mi sconsiglia vivamente di metterci piede. E’ il regno delle rapine e degli scippi, dice. Lo so bene, e comunque ci provo, ma le vie laterali sono chiuse, transennate, murate vive. Impossibile attraversare il confine: per vedere fuori bisogna stare dentro.  Dialettica tra arte e vita, direbbe Kounellis: “Io sono un pittore che ha dilatato lo spazio del quadro ed è uscito dalla tela”.

Intanto i suoi quattordici cavalli legati per due settimane alle pareti dell’Auditorium sono tornati al maneggio campano. Tra i vivi, restano in mostra al terzo piano il grande pappagallo, i bengalini nelle gabbiette striminzite e il violoncellista che esegue un brano dalla “Passione Secondo Giovanni” di Johann Sebastian Bach, seduto accanto a un dipinto con le note musicali del brano.

Nel corso dei mesi, la loro permanenza al museo sta disegnando un racconto extra scritto dai visitatori. E’ un racconto che l’arte contemporanea se la porta per i vicoli, insieme a sorrisi, perplessità, entusiasmi, dubbi e riflessioni umorali. Eccone un assaggio:

  • Liberate il pappagallo e i pesciolini e gli uccellini (con raccolta di firme in calce)
  • Cavalli
  • Un’oasi di cultura alta in una realtà purtroppo ancora degradata
  • Non condiviso l’idea di esporre animali in gabbia. Liberate gli uccelli! Liberate gli animali!
  • Kounellis in catene (firmato: i Pappagalli)
  • Madre di dio! W l’arte
  • Vergogna! Fuori gli animali dalle gabbie.
  • L’opera più interessante è probabilmente la parete bruciacchiata di fianco al museo: da salvare!
  • Complimenti alle hostess, belle, bellissime
  • Peccato per gli animali. Perché ridurli in schiavitù?
  • Dal reale all’irreale
  • Assassino! Liberate il pappagallo (ha già spezzato tre catene)
  • Guardate fuori e non entrateci più dentro
  • Non sono gli uccelli il problema, ma il violoncellista. Liberate lui!
  • Tu sei tutta la mia vita ecco perché grido Forza Milan
  • Un po’ di bellezza per la povertà circostante!
  • Kounellis speriamo Ke il pappagallo ti impali con una delle tue putrelle!
  • L’opera da non dimenticare è il palazzo che sta fuori
  • Essendo un ornitologo, quindi occupandomi di uccelli, vi dico di non aver visto mai niente di simile: i diamanti mandarini stanno male e oggi almeno tre stanno per morire. L’Ara Chloroptera (il grande pappagallo) rischia di spezzarsi una zampa con quella catena. Chiedo all’artista se nella prossima mostra vuole mettere il suo uccello in gabbia con una catena sopra.
  • Povero pappagallo, e povero anche il cavallo (Jannacci, il dottore)
  • Per favore date alla bionda Marianna del primo piano una taglia small della t-shirt.

(05 agosto 2006)