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locandina film

A Est di Bucarest

Romania, 2006
Regia e sceneggiatura di Corneliu Porumboiu
In uscita in Italia dal 6 ottobre 2006

“E’ caduto il tiranno” titolavano i quotidiani italiani il giorno dopo. “Ceausescu in fuga, l’esercito con gli insorti. Ma a Bucarest è stato un massacro”. Il 22 dicembre 1989, nemmeno due settimane dopo la caduta del muro di Berlino, nella capitale della Romania appena liberata si combatteva attorno al palazzo della televisione, diventato il quartier generale del “comitato di salvezza nazionale”. La Securitate, la polizia segreta del dittatore, sparava sulla folla. Nel palazzo, davanti ad una telecamera, con il tappeto sonoro delle raffiche di mitra e delle cannonate, i giovani leader, gli ufficiali, gli annunciatori in diretta spingevano i rumeni incollati ai televisori a scendere in piazza e unirsi agli insorti. Il giorno più lungo della tv romena.

Sedici anni dopo. Un’altra vigilia di Natale. Vaslui è una piccola cittadina a est di Bucarest. I casermoni grigi dei blocs, gli anonimi quartieri di edilizia popolare socialista, sono uguali a quelli di tutte le altre città dell’Europa dell’Est. Facciate stanche, strade deserte, lampioni fiochi, macchine scassate. Neanche la neve a regalare un’impronta di allegria. Jderescu si muove febbrile per casa, cerca sul dizionario mitologico le domande giuste, tra Platone ed Eraclito, da porre ai suoi ospiti in studio e al pubblico a casa. Sta per andare in onda la sua trasmissione televisiva dedicata al fatto del giorno. Quel “giorno che ha cambiato la nostra vita, che rimarrà per sempre nella nostra memoria”.

fotogramma

Ma i suoi due ospiti in diretta televisiva sono quanto di più lontano si possa immaginare dalla gloria rivoluzionaria. Piscoci è un pensionato che per sbarcare il lunario si traveste da Babbo Natale; Manescu (lo stesso cognome del capo del nuovo Governo nominato quel 22 dicembre 1989!) è un professore di lettere alcolizzato e pieno di debiti. Il primo fa barchette di carta in diretta, l’altro si accascia disfatto sul tavolo. Mentre il giovanissimo operatore tenta audaci riprese con la telecamera a spalla, subito riportato all’ordine da Jderescu che lo obbliga all’uso del cavalletto.

Insomma, c’è stata o non c’è stata la rivoluzione in questa città?, domanda Jderescu a Piscoci e Manescu. Dove eravate alle 12.08, quando l’elicottero di Ceausescu si alzava sopra Bucarest? Perché: se la piazza di Vaslui alle 12.08 era vuota, se la gente è uscita dopo le 12.08, vuol dire che la rivoluzione non c’è stata. Arrivano le telefonate, gli insulti, le minacce. Ma alla domanda che assilla Jderescu da sedici anni non c’è risposta. Ognuno ha fatto la rivoluzione a modo suo, ognuno ha partecipato alla storia che si stava scrivendo con il proprio piccolo, marginale racconto. E ognuno, col tempo, ha ricostruito nella memoria una propria versione dei fatti, al punto da confondere cosa sia realmente accaduto. Ricordi ovattati, come la neve che intanto, fuori dallo studio, ha cominciato a scendere, invitandoli ad essere felici almeno per un attimo. Nel silenzio, bellissimo, degli ultimi fotogrammi.

(29 ottobre 2006)