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Rosso Malpelo schizza veleno

Alfredo Angeli

Rosso Malpelo schizza veleno

Fazi, Roma, 2005, pp. 284, euro 17,50

“Nel nostro mestiere bussiamo insistentemente, senza mai disperare, alla porta che preferiamo, ma attenzione: se si apre alle nostre spalle improvvisamente un’altra porta, infiliamoci subito dentro prima che si richiuda: dietro ci può stare nascosta la fortuna che cercavamo, un po’ diversa forse, ma pur sempre fortuna”.

L’esortazione di Tina Lattanzi – voce fatale di Greta Garbo – vale per chiunque inciampi,  più o meno fortunosamente, nel mondo dello spettacolo. Attori, registi, musicisti. Ne fa tesoro anche Rosso Malpelo, alias Alfredo Angeli, così ribattezzato a ragione del colore fiammante dei capelli dallo sghignazzante garzone del macellaio di Castiglioncello. Gli epiteti dell’infanzia, ahimé, restano appiccicati per sempre, ma Alfredo si prende una rivincita cromatica quando, ormai adolescente, diventa per tutti il “bambino in technicolor”. Un appellativo augurale che lo traghetta nel mondo a colori del cinema, come aiuto regista di Guido Brignone, Carlo Lizzani, Vittorio Cottafavi, Camillo Mastrocinque.

La “bottega dell’immagine” è cinema, ma è anche televisione. Cinema che sfotte la televisione. Angeli ricorda la sua esperienza di aiuto regista in Totò lascia o raddoppia?, con lo squattrinato Duca Gagliardo della Forcoletta che si fa rinchiudere nell’armadio dal fido maggiordomo Carlo Croccolo per allenarsi alla claustrofobica cabina del quiz di Mike Buongiorno (in carne ed ossa nel film, insieme a Edy Campagnoli!)

E la televisione è già pubblicità. Un anno dopo: 1957, Carosello. Da questo momento, Angeli diventa pioniere della pubblicità televisiva. Dirigerà più di tremila spot pubblicitari. Un universo fatto di immagini, piuttosto che di cose e di merci. Angeli riconosce al cinema pubblicitario “la sintesi del racconto, il gusto dell’inquadratura, la ricerca fotografica, l’intenso rapporto con gli attori e i collaboratori”. E ci racconta i caroselli di storie e di artisti che entrano ed escono con disinvoltura dal piccolo schermo. Artisti come Franco Cerri, immerso di giorno con una camicia a righe bianche e rosse macchiata di sugo in una vasca piena di acqua, a fare l’uomo in ammollo del detersivo Bio Presto (“No, non esiste lo sporco impossibile!”) e poi, di sera, affogato in una nube di fumo con la sua chitarra jazz, al grottino del Music-inn.

Notti bianche di musica. Con Lelio Luttazzi, “pianista virtuoso” che suona instancabile fino all’alba noncurante degli infiltrati che si sgolano litri di whisky nel suo salotto, dove tra i frequentatori più assidui si aggira, “astemio e divo perennemente stanco”, il re dei fotoromanzi Corrado Alba, invidiatissimo per la smagliante fuoriserie e per la partner dalle gambe bellissime, Maria Scicolone. E poi, ancora, le interminabili passeggiate notturne con Sergio Leone “in una Roma deserta sempre più orientaleggiante”, e i vagabondaggi sotto le stelle con Enzo Trapani, che gli racconta le sue pene d’amore. Le botte da orbi alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1968, con Ugo Pirro in giacchetta a quadretti bianchi e blu incolume tra i poliziotti che lo scambiano per un turista americano.

Se la parola magica degli artisti è “fortuna”, quella del mondo degli industriali che si affacciano alla pubblicità è: inventiva. Il cinema è industria e cultura, dice Alfredo Angeli, ma anche fiuto e magia. Per esprimersi, la fantasia non ha bisogno di isole esotiche: un mare di ispirazione ci aspetta sotto casa. Così, uno scoglio dell’Adriatico che dalla notte dei tempi i pescatori e i marinai chiamano Cupra finisce dritto dritto in tv a promuovere creme e dentifrici. “E’ un dentifricio buono, anzi ottimo”. Lui, il lupo di mare insaccato in un camice bianco con le mani affondate nelle tasche, è il dottor Ciccarelli. Lei, la sirena dal sorriso assolutamente grazioso che non lo lascia mai, è Georgia Moll. Lo scoglio di Cupra, che mette in fuga i calli, custodisce la leggenda del coro: Pasta del Capitanooooooo!

(3 gennaio 2006)