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Copertina libro

Sergio Lambiase

CapriMovies. Sophia, Totò, B.B. & gli altri.

Edizioni La Conchiglia, Capri, 2006, pp. 180, 55 Euro.

Filmografia a cura di Germana Ayala

Così vicina e così lontana. A portata di mano, ma irraggiungibile. Prende consistenza e scompare. Ci sono infiniti modi di vedere Capri, ma è il gioco illusorio del mostrarsi e nascondersi a conquistare da sempre viaggiatori, artisti, registi. Ognuno a modo suo l’ha scritto, dipinto, “girato”.

Anche Sergio Lambiase, nel saggio-racconto che si intreccia con il ricchissimo apparato iconografico, naviga sull’orizzonte dello sguardo tra pittura, fotografia, cinema. Si avvicina e si stacca dall’oggetto del desiderio, si tuffa in un quadro ottocentesco di Franz Ludwig Catel e riemerge nei fotogrammi di Carmine Gallone. Abborda il Journal di André Gide e lo traghetta nel Viaggio in Italia di Roberto Rossellini. Confronta Il bagno turco di Debat Ponsan con il nudo  di Francesca Dellera in Capriccio di Tinto Brass. Stringe su L’imperatore di Capri e La baia di Napoli. Scova Brigitte Helm, donna-automa di Metropolis. Va a caccia di divi, re Farouk col pancione nudo, Rita Hayworth alle prese con un gigantesco cono al limone e Soraya che fa sci nautico a Marina Piccola.

Tutti i generi cinematografici si sono confrontati con il fascino dell’Isola, e quasi tutti l’hanno sfruttata come fondale giocando liberamente con l’effetto-cartolina. Un tripudio di eros, sentimento, romanità delirante, comicità fracassona che percorre l’isola da un secolo a questa parte. Basta pensare alla girandola acrobatica intorno al Faraglione, che da totem familiare dei film musicali si trasforma in quinta pericolosa del ragionier Fantozzi e viene infine trascinato via e affondato nel surreale Aitanic di Nino D’Angelo. O alla Piazzetta, luogo privilegiato dell’apparire, dove la promiscuità tra Miss America, Ingrid Bergman e Lucky Luciano diventa accostamento comico e involontario tra simile e dissimile.

Ma anche i corpi si velano e si disvelano, a Capri. Come il paesaggio. A riassumere un secolo intero di iconografia sul corpo nudo nei suoi rapporti con l’isola è Brigitte Bardot con il libro che le copre maliziosamente le natiche in Le mépris di Jean-Luc Godard, “accostando in un cortocircuito di straordinaria plasticità la mitologia del cinema con la mitologia della dea del mare”. Capri, scrive Sergio Lambiase, suggerisce l’ebbrezza panica, il disvelamento, la messa in mora delle cautele moralistiche. Capri mette da parte ogni pratica di “nascondimento”, navigando a vista nella tempesta dei sensi. E le “vecchie” imperatrici sconfinano nel glamour della dolce vita, Romaine Brooks e Luisa Casati Stampa vanno a braccetto con Maria Callas, Liz Taylor e Sophia Loren. 

A Capri, Sergio Lambiase ha già dato forma narrativa vent’anni fa (in un libro riedito da Skira: Capri 1905-1940. Frammenti postumi, 2003) raccontando l’esperienza iniziatica di artisti, intellettuali, dandy, profeti e donne pericolose che nei primi anni del Novecento recitarono sull’isola la diversità, la nevrastenia, lo spleen, l’insofferenza verso il proprio tempo. Tra andate e ritorni, ha poi romanzato un pezzo di Capri in Memorie di una guida turistica (Edizioni e/o, 1992), scegliendo la prospettiva di un inconsueto cicerone filosofo, un incantatore incantato in moto perpetuo nel golfo di Napoli.

Da sempre, insomma, Sergio si prende cura dell’Isola, la circumnaviga di domande, traccia un periplo di storie. Con ironia e disincanto, veleggiando tra la linguaccia di Totò rivolta ai gagà e gli dei scesi dall’Olimpo in occhialoni scuri e infradito, per respirare a pieni polmoni il mal di Capri. Male insidioso, ancor più inguaribile - dicono - della sindrome di Stendhal.

(13 aprile 2007)