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Copertina libro

Marilena Lucente

Graffiti animati. I cartoon da emozioni a gadget

Vallecchi, Firenze, 2007, pp. 174, 15 Euro.

Come dice Bugs Bunny, esimio filosofo dei cartoon, “la logica conseguenza dell’invenzione della noia fu l’invenzione dei graffiti animati”. Dai tempi dell’uomo di Neanderthal sono trascorsi venticinquemila barbosissimi anni. Sempre le solite cose disegnate sulla parete della caverna: i soliti western, i soliti telefilm e i soliti sceneggiati. Fino a quando è arrivato lui, il coniglio delle comiche. Dinoccolato, un po’ blasé, irriverente. Nato per far ridere e per ammazzare la noia, regalando al mondo meraviglia, sorpresa, stupore.

Un coniglio, e poi un topo, un’anitra, un pollo, un coyote. E tanti paperi. E poi ancora draghi, robot, mostri, mutanti. All’inizio erano zuffe, inseguimenti, capitomboli, ruzzoloni. Poi guerre stellari, lotte per la sopravvivenza intergalattica e metamorfosi incessanti. Personaggi-cartoon ogni giorno più epici, in perenne transito verso il futuro.

Con i cartoon, dice Marilena Lucente, “non sai mai, ma proprio mai, quello che potrà accadere”. C’è poco da scherzare con loro: sono veloci, imprevedibili, e non accettano di essere circoscritti “dentro i confini (poco) rassicuranti di un paragrafo o di un capitolo”. Rimane un’ultima possibilità per chi voglia attraversarli, indagarli, interrogarli. Accendere il monitor e lasciare che si raccontino.

Eccoli: non uno, ma cinque monitor sparati su altrettanti mondi fantastici. Primo: l’universo giallo e corrosivo dei Simpson, sorta di OTM, organismi telegenicamente modificati per frullare la realtà e i suoi veli buonisti. Secondo: la galassia comica, irrequieta e irresistibile degli animali griffati Warner Bros, Tex Avery, Hanna e Barbera. Terzo: il condominio dell’animazione italiana, dal cinema neorealista di De Sica e Zavattini alla qualità artistica di Luzzati alla satira di Bruno Bozzetto, passando per le sperimentazioni linguistiche di Carosello. Quarto: le invasioni barbariche di robot samurai e creature mutanti del Sol Levante. Quinto: Walt a wonderful world, lo spazio che si fa cartoon nei parchi della fantasia disneyana.

Graffiti animati è il racconto ironico e appassionato di questi cinque mondi e dei tanti sguardi che vi si sono depositati e che ancora bussano alla porta. Lo sguardo infantile: incantato, rapito, divertito, interessato. Lo sguardo adulto: veloce, nostalgico, assertivo. Lo sguardo ideologico che scorge matrici politiche fin nei paperi (capitalisti) e nei robot (imperialisti). Lo sguardo pedagogico che compila una lunga lista rossa di programmi diseducativi e dichiara guerra alla stupidità e alla violenza dei cartoni. Lo sguardo sociologico che istituisce sconsolati parallelismi tra i personaggi-cartoon e l’infantilizzazione della società contemporanea.

Non ci resta che piangere, a starli a sentire.

E invece Marilena Lucente ci offre le derive del suo sguardo, sguscia dentro e fuori lo schermo televisivo, sospende il giudizio e va alla ricerca di parole e immagini, grammatiche visive e architetture narrative, onomatopee e iperboli, trailer inquadrature sigle e primi piani. Incontra personaggi che non invecchiano mai, che migliorano col tempo, che si trasformano in altri personaggi. Si misura con i vecchi confini geografici dell’immaginazione e la nuova trama planetaria dei mondi virtuali. Sperimenta i cartoon in tutti i sensi e con tutti i sensi: assapora un cono gelato azzurro Puffo, annusa il profumo di Olivia, ascolta la voce di Paperino che esce dalla tazza, si lascia accarezzare da un mostriciattolo di peluche. Cattura gli oggetti della quotidianità che bucano e sbucano dallo schermo in un gioco di specchi infinito, dal cinema alla tv al videogame: oggetti abbaglianti come i pixel dei suoi monitor ancora accesi in cabina di regia.

E prova a fare il punto della situazione: “Siamo nel cuore di una nuova euforia espressiva che rinnova insieme ai linguaggi anche i contenuti. Esplorando, ancora, altre regioni della creatività. Prima o poi ci finiremo dentro, i cartoon. Per adesso ci spostiamo dalla impalpabilità dell’immagine alla fisicità dell’esperienza. Sgranchiamo, indossiamo, sentiamo e vediamo cartoon. Finiamo impigliati nelle storie. Diventiamo racconti”.

Mentre loro, i personaggi cartoon, continuano a sorprenderla e a rilanciare la sfida. In agguato fin nella sigla di chiusura con un imprevedibile colpo di coda: siamo proprio sicuri che “questo è davvero tutto, gente”?

(5 maggio 2007)