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Incantesimi

Alice nel Paese della Fiction

Come inizia il libro

 

L'uovo sodo di Maigret consumato in solitudine con Madame Louise davanti alla cena ormai fredda. Le sorelle Materassi che sospirano pensando al bel nipote Remo mentre cuciono e scuciono. Lazzaro Scacerni molinaro del Po. I Fenwick idealisti e sfortunati che muoiono in miniera e i Barras padroni odiosi che signoreggiano nel salotto gozzaniano. Le micidiali frecce nere che combattono i soprusi di sir Daniel Brackley. Le magliette dolcevita sotto le giacche a losanghe di Archie Goodwin, braccio destro di Nero Wolfe. I fatidici ventidue minuti di faccia a faccia tra Ivan e Alioscia Karamazov.

Che cosa rimane dei vecchi sceneggiati televisivi? Istantanee di spazi, tempi, personaggi. Schegge di suspense, lacrime, risate e sospiri. Un miscuglio di stravaganze, oblii, sguardi tempestosi, piccole seduzioni, tedio. Nel Paleolitico del bianco e nero, quando la fiction non si chiamava ancora fiction, sono stati i teleromanzi, i telefilm, gli sceneggiati originali ad occupare la regione delle emozioni e dei sogni con la loro rete di riconoscimenti e di attese, nel piacere della continuità, della ripetizione, delle infinite variazioni del racconto. La macchina pasionaria della televisione ha congegnato fin dalle prime esperienze di regia e di sceneggiatura ‘catene invisibili’ per trascinare i nostri desideri e i nostri gusti. Lo ha fatto attraverso la rappresentazione di immagini, storie e figure che, simili ad embrioni, nel tempo si sono sviluppate, trasformate, hanno iniziato a vivere di vita propria. Fino a sistemarsi nel discorso quotidiano, nel linguaggio degli oggetti, nel lessico. Fino a farsi stato d'animo.

Oggi parliamo con sussiego di serialità, linguaggio visivo, dinamiche del divismo, senso del luogo. Ma ieri? Con quali chiavi si aprivano i cancelli delle storie televisive? Quali erano i meccanismi di incantamento? Cosa spingeva a lasciarsi sedurre dalla finzione? Adesso le immagini ci piovono addosso da tutte le parti mentre gironzoliamo nella realtà che esse riproducono: lo ‘stato televisivo’ del mondo è un dato di fatto. Ma quali tempi, spazi, figure ci siamo lasciati alle spalle? Dove si sono depositati i loro segni? Hanno cambiato la nostra vita? E in che modo?