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Periscopio

Cosa c'è da vedere, dentro e fuori lo schermo.


Coraline

Coraline e la porta magica

di Henry Selick, USA, 2009

dal racconto Coraline, scritto da Neil Gaiman e illustrato da Dave McKean.

La piccola Coraline si trasferisce con i genitori in una nuova casa. Grande, gotica, tutta sporca e in subbuglio per il trasloco. Sono roba da assistenza sociale suo padre e sua madre, infilati nella scrittura del loro catalogo di giardinaggio, e finché non l’avranno ultimato non ci si muove dal computer, si mangiano schifezze, non si parla, non si mette in ordine. Coraline, curiosa e vivace, è d’impiccio. Vai, a mamma, fatti un giretto, vai a scoprire la casa, conta le porte, datti da fare con la fantasia, basta che ti togli dai piedi. Coraline sbuffa e conta le porte, finché ne scopre una piccola, nascosta e murata nella carta da parati, che attraverso un tunnel mette in comunicazione con un mondo speculare e parallelo, identico al Primo ma lindo e ridente come un cartone animato d’altri tempi. Qui i suoi Altri Genitori sono allegri ed affettuosi, l’Altra Mamma prepara magnifiche omelette, l’Altro Papà le suona buffe canzoni al pianoforte, la sua stanzetta ha un magnifico letto a baldacchino. E’ un mondo perfetto, che piace a Coraline e vorrebbe restarci. Nessun problema: resterà se accetterà di cucirsi due bottoni alle orbite con ago e filo. E qui comincia la mazzata. Il suo “no” la fa precipitare in un concentrato di incubo e spaesamento: tutte le peggiori esperienze della vita concentrate in una notte di luna piena. L’Altro Mondo non è quel che sembra. Gli Altri Genitori sono creature orrende, subdole, feroci, emanano luce nera e morte. Ma Coraline ce la farà a salvarsi – e a salvare i suoi inconsapevoli genitori – distruggendo l’apparente copia della sua immaginazione. Osannato dai critici come un manifesto contro l’universo taroccato dei sogni, l’ingannevolezza dei desideri indotti, l’apparire come categoria dominante del reale, Coraline trascina l’angoscia fin nel lieto fine. Perché il Primo Mondo resta quello che era, e resta l’ambiguità di adulti disattenti, anaffettivi, che tocca a lei curare, piuttosto che essere curata. Non sembra esserci alternativa tra due sguardi: tra il grigiore del mondo a occhi aperti e il mondo colorato e allegro degli occhi cuciti coi bottoni. L’apparenza nasconde solo trappole? Per favore, arridatece Alice e il suo paese delle meraviglie.

(22 luglio 2009)